Quando un brutto giorno non è abbastanza

Set
2013
18

blog, bricolage, la legge di Murphy, mangiar fuori

7 commenti

Può capitare, una giornata storta, ogni tanto. Ma una settimana? Una settimana intera? Quanto spesso può capitare?

Come ho detto nel mio primo blog, il lancio del mio nuovo sito web non è stato facile, abbiamo avuto qualche problema tecnico, ma quello che non ho menzionato è che il mio computer si è anche beccato un virus. Vabbé, questo succede a tutti, prima o poi. Il problema è che a me è capitato nel momento peggiore: poco prima del lancio del mio nuovo libro e sito web. Ebbene, il team di Norton ci ha messo sedici ore consecutive a risolvere il problema, parecchi informatici si sono alternati, prendendo il controllo remoto del mio PC, e hanno cercato di liberarlo dal virus. Dopo questo travaglio, il mio computer sembra sia stato curato, ma non è mica tornato normale. Fondamentalmente è ancora malaticcio, ci sono delle cosine che non funzionano più come prima.

Martedì scorso, Phil (mio marito) ha deciso di portarmi a cena fuori per festeggiare il lancio del mio nuovo libro. Dopotutto era un’occasione speciale, quindi siamo andati al mio ristorante preferito. Il cibo era buonissimo, ma per qualche motivo lo chef ha deciso di fare delle porzioni stile nouvelle cuisine quella sera, quindi quando siamo andati via, avevamo ancora fame. Cosa per me molto strana, perché io non sono una gran mangiona. La sera successiva, mi ero già accordata in precedenza di uscire a cena fuori con la mia amica Liz. Erano almeno tre anni che non uscivamo insieme, quindi un’altra occasione speciale. Quindi siamo andate nel mio secondo ristorante preferito. Di sicuro questo avrebbe compensato per l’esperienza della sera prima? Non proprio. Abbiamo aspettato un’ora per poter mangiare. Il nostro pesce era così stracotto che si era raggrinzito intorno alla lisca centrale, tant’è che non c’era quasi niente polpa da mangiare. Abbiamo poi scoperto che il ristorante aveva cambiato gestione. Liz è francese e io italiana: piagnucolavamo l’una sulle spalle dell’altra. Quanto ci mancava il mangiar fuori nei nostri rispettivi Paesi, dove sapevi che un buon ristorante non ti deludeva, non cambiava management, né chef, né camerieri, né porzioni, insomma, ti rendevano sempre felice.

Per non parlare della storia del pitturare la porta d’ingresso. Era da un po’ che Phil voleva verniciare la porta, ma non riusciva a prendere le ferie durante l’estate. Io ero seccata, in quanto questo è quel tipo di lavoro che vuoi fare quando c’ è il sole e fa caldo. Comunque, alla fine gli hanno dato alcuni giorni di ferie la scorsa settimana. Ebbene, ha piovuto. Non un solo giorno, ma tutti i giorni. Alla fine è riuscito a verniciare la porta, tra un temporale e l’altro. La nostra porta un tempo era rossa, ma io volevo cambiare perché molte case nel quartiere hanno la porta di quel colore e volevo qualcosa di diverso. Ci siamo poi accordati per un viola. Mentre provavamo dei vari colori, ci è invece piaciuta una tonalità prugna, e così abbiamo scelto quella. Il problema è che appena Phil ha messo giù il primo strato di vernice, anziché venire fuori il colore prugna, è  saltato fuori un rosa forte, come un fucsia. La scritta nel barattolo diceva che la vernice fresca era più chiara e bisognava aspettare che si asciugasse per vedere il risultato finale, più scuro.  Abbiamo aspettato. Era sempre fucsia. Phil gli ha dato una seconda passata. Niente, la porta è rimasta fucsia. Potete vedere la foto in alto.

Non sto neanche a dire che questo colore non ha niente a che fare col campione prugna che avevamo approvato insieme. Non abbiamo idea di cosa possa esser successo. Phil è  furioso, ma a me viene da sorridere. Anche perché questa sfumatura di rosa assomiglia parecchio a quella della copertina del mio libro “Gemelle Incompatibili”.

Ma le disavventure mica sono finite qui. Sabato mattina mi stavo preparando a portare nostra figlia Sofia alla festa di compleanno della sua amichetta Lauren. La festa era al Milton Country Park, praticamente un party pieno di attività a contatto con la natura per i bambini. Non c’ero mai stata prima, quindi mentre avvolgevo il regalo di Lauren, chiedevo a Phil le indicazioni su come arrivarci. Allo stesso tempo stavamo discutendo del colore della porta e anche di cosa avremmo dovuto fare riguardo al nostro computer malato. Prima di mettere Sofia dentro la macchina ho controllato di nuovo l’invito per confermare il luogo e l’ora: 10:30, Milton Country Park; poi siamo partite. Dopo 20 km, siamo arrivate a destinazione. Eravamo 15 minuti in ritardo. Non ero molto preoccupata, mentre ci incamminavamo verso il punto di incontro. Pensavo: “questo e’ un party per bambini, non un colloquio di lavoro”. Ma quando siamo arrivate, non ho visto nessun bambino, o perlomeno nessun bambino che conoscessi. Ero perplessa. “Forse sono arrivati tutti puntuali e sono già andati in giro a esplorare il bosco”, mi sono detta. Allora ho chiamato la mamma di Lauren al cellulare, ma non ha risposto. Ho iniziato a prendermela con me stessa, per il fatto che fossi sempre in ritardo, mentre Sofia mi tirava il braccio e diceva “Mamma, dove sono tutti quanti? Dov’ è la festa?” Ero un poco disorientata. Abbiamo continuato a cercare alcuni visi familiari per il parco, ma niente. Alla fine sono andata al centro di accoglienza e ho chiesto se sapevano qualcosa del party di Lauren. Il tipo mi ha detto “Ah, c’era un party prenotato per stamattina, ma l’hanno spostato a questo pomeriggio.” Grande! Ero furiosa. Avevano spostato la festa e nessuno si era preso la briga di dirmelo. Mi ero fatta 20 km per niente. Ho impacchettato Sofia in macchina e sono tornata a casa.

Ho trovato Phil, mentre stendeva un’altro strato di vernice sulla porta. Era sempre fucsia. “Siete tornate presto!” ha detto. “Non c’era nessuno. Non ho idea di cosa sia successo.” Ero proprio seccata, mentre mi levavo la giacca. “Sei sicura di non aver sbagliato il giorno o l’ora?” mi ha chiesto? “Certamente.” Ho ripreso l’invito in mano e l’ho letto ad alta voce. “Milton Country Park, 10:30. Domenica, 15 settembre.” Poi mi ha colpito. Domenica, 15 settembre. Quel giorno era sabato, 14 settembre. Cavolo! Ho beccato il posto e l’ora giusti, ma ho preso il giorno sbagliato! I pensieri che mi sono passati per la testa non possono essere ripetuti. Ci voleva solo quello, il tocco finale per quella settimana. Ho dovuto promettere a Sofia di riportarla al party il giorno successivo, e l’ho fatto.

Per finire in bellezza, sembra che mi sia beccata un virus pure io. Ho un brutto raffreddore. Forse sto cercando di essere solidale col mio computer, ma credo che per ora basti. La settimana è finita e ne ho avuto abbastanza. Ma mi chiedevo, a voi è mai capitato di avere un periodo dove vi vanno tutte storte?

7 commenti

  1. Massimo
  2. MGM

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