Quando i falsi amici ti mettono nei guai

Nov
2013
06

falsi amici, lingue straniere

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No. Non intendo parlare di persone. Anche se ho avuto degli amici che non si sono dimostrati leali, di loro posso parlare in un altra occasione. Oggi voglio parlare di quelle parole o quei modi di dire che sembrano simili in lingue diverse, eppure hanno significati totalmente differenti. Si chiamano ‘falsi amici’.

Immaginate di essere in un Paese straniero. State imparando la lingua di quel Paese e chiaramente non sapete tutto. Ciò che aiuta in qualsiasi situazione, quando non si conoscono le parole necessarie, è il contesto e le parole simili tra il nuovo idioma e la lingua madre.

Queste somiglianze ti salvano la vita. Ce ne sono parecchie fra lo spagnolo e l’italiano, oppure tra il francese e l’italiano. Ma quando si tratta dell’inglese e dell’italiano, bisogna stare più attenti, perché qualche volta ti possono complicare la vita.

La prima volta che sono venuta in Inghilterra avevo 17 anni. Era estate e il tempo a Londra non era particolarmente soleggiato. Non mi portavo il dizionario dietro perché avevo deciso che volevo imparare le nuove parole dal contesto in cui mi trovavo. Quindi, mentre passeggiavo per la metropoli, insieme alla mia amica che non parlava l’inglese, mi capitava di vedere spesso delle vetrine con scritto “Estate Agents”. Capivo la parola agents, in quanto simile all’italiano.  Ma la parola estate mi lasciava perplessa. Nella vetrina si vedevano le foto di case e appartamenti, e pensavo “questi qua vendono case che hanno a che fare con l’estate, alcune hanno i giardini, altri sono appartamenti. Venderanno case per le vacanze, in posti soleggiati?” Ebbene, non ero molto lontana. Estate Agents vuol dire Agenzia Immobiliare, l’unica differenza è che vendevano case, punto. Non solo per l’estate.

Il mio primo capo a Londra si chiamava Giancarlo, era spesso di cattivo umore e molto stressato. Io condividevo l’ufficio con Tony, un signore irlandese molto simpatico, che spesso mi insegnava nuove parole in inglese. Una mattina mi disse che Giancarlo era miserable. Io ho subito pensato alla parola miserabile in italiano, e ho cominciato a dibattere con Tony per mezz’ora, dicendogli che uno che guidava una Mercedes e indossava abiti di Armani era tutto tranne un miserabile. Finché non mi sono resa conto che non stavamo parlando della stessa cosa, e armata di dizionario ho poi capito che miserable in quel contesto significava di pessimo umore, deprimente.

Quello che mi ha confuso di più in inglese è l’uso delle parole sensitive e sensible. Sono un doppio colpo. Se pensate che sensible significa sensato e non sensibile. E invece sensitive significa sensibile o anche permaloso. Quindi  potete solo immaginare che sforzo immane ho dovuto fare per capire il mio capo, la volta che mi ha detto: “Dr X è molto sensitive (sensibile) riguardo a questi  documenti. Dobbiamo essere sensible (sensati) nel modo in cui li trattiamo. Bisogna tenerli sotto chiave.” Ho capito che si trattava di roba confidenziale che certo non andava fotocopiata e distribuita al resto del dipartimento, ma la sottigliezza del sensitive e sensible mi è, almeno all’epoca, scivolata sopra il capo.

Forse, però, il più triste malinteso di tutti l’ho avuto coi bidoni della spazzatura di Londra, dove la scritta “Litter” somigliava troppo alla parola “Lettere”. Ho semplicemente dato per scontato che lì dento ci andavano le cartoline e la corrispondenza. Dopotutto erano troppo lucidi e belli per esseri bidoni della spazzatura. Ho spedito parecchie cartoline dalla bella Londra per la Sardegna, e non sono mai arrivate a destinazione. A suo tempo ho dato la colpa alle poste italiane, ma poi ho capito che ero io quella lenta.

Avete mai frainteso delle parole o espressioni, sia nella vostra lingua oppure in un’altra? Mi piacerebbe sentire le vostre esperienze.

 

image courtesy of esi.info

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  1. claudia
  2. francesca
  3. MGM

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